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Posted by casaXP on giugno - 23 - 2011 0 Comment

Illegittimo il criterio di calcolo per determinare l’indennità di esproprio delle aree non edificabili. A stabilirlo la Corte Costituzionale con sentenza 181/2011, che riprendendo una pronuncia precedente, ribadisce in caso di espropriazione la necessità di “serio ristoro”. E qualora il terreno fosse agricolo l’indennità deve porsi in rapporto ragionevole con il valore di mercato. Ricordando l’articolo 42 comma 3 della Costituzione, la Consulta dichiara illegittimo il sistema di calcolo finora utilizzato e auspica un nuovo metodo che garantisca il giusto equilibrio  tra interesse generale e proprietà privata.

La pronuncia della Corte
Con la Sentenza 7 giugno 2011 n.181, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del criterio di calcolo delle indennità di esproprio delle aree non edificabili. Criterio contenuto nell’art. 5-bis, comma 4, del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 e nell’art. 16, commi 5 e 6 della legge 865/1971 ed oggi confluito nell`art. 40, commi 1 e 2 Dpr 327/2001 (Testo Unico Espropri). Come espresso dalla Corte, le norme risultano in contrasto con l’art.117 comma 1 Cost. e in via indiretta con l’art. 1 del CEDU, il primo Protocollo della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il caso esaminato dalla Consulta si riferisce all’espropriazione di terreno non edificabile. Prima di considerare le caratteristiche dell’area, la Corte riprende l’art. 42 della Cost. e una precedente pronuncia della stessa (sent. 348/2007) sottolineando la necessità del “serio ristoro”.
L’art. 42 al comma 3 recita: “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale”. La sentenza 348/07, ripresa dalla Corte, dichiarava l’illegittimità del sistema utilizzato per calcolare l’indennità delle aree edificabili. Già allora, la Consulta specificava la definizione di indennizzo in caso di esproprio: deve rappresentare un serio ristoro.

Indennizzo di area edificabile: il “serio ristoro”
Nell’ultima pronuncia la Consulta fa riferimento alla sent. 348/2007 inerente all’indennizzo di area edificabile per ricordare la definizione di “serio  ristoro”. La sentenza 181/2011 afferma: “Nella giurisprudenza di questa Corte è costante l’affermazione che l’indennizzo assicurato all’espropriato dall’art. 42, terzo comma, Cost., se non deve costituire una integrale riparazione per la perdita subita – in quanto occorre coordinare il diritto del privato con l’interesse generale che l’espropriazione mira a realizzare – non può essere, tuttavia, fissato in una misura irrisoria o meramente simbolica, ma deve rappresentare un serio ristoro”.
“Quest’ultima pronuncia ha chiarito che, per raggiungere tale finalità, «occorre fare riferimento, per la determinazione dell’indennizzo, al valore del bene in relazione alle sue caratteristiche essenziali, fatte palesi dalla potenziale utilizzazione economica di esso, secondo legge. Solo in tal modo può assicurarsi la congruità del ristoro spettante all’espropriato ed evitare che esso sia meramente apparente o irrisorio rispetto al valore del bene»”.
“Ad analoghe conclusioni è giunta la già citata sentenza n. 348 del 2007, la quale ha ribadito che «deve essere esclusa una valutazione del tutto astratta, in quanto sganciata dalle caratteristicheessenziali del bene ablato»”.

L’indenizzo di area agricola
Prendendo come fondamento la precedente sentenza, la Consulta si riporta sul caso in esame riferito ad aree agricola: “Si deve rilevare, a questo punto, che le suddette statuizioni riguardano suoli edificabili. Ciò non significa, tuttavia, che esse non siano applicabili anche ai suoli agricoli ed a quelli non suscettibili di classificazione edificatoria”.
“Come la sentenza n. 348 del 2007 ha posto in luce, «sia la giurisprudenza della Corte costituzionale italiana sia quella della Corte europea concordano nel ritenere che il punto di riferimento per determinare l’indennità di espropriazione deve essere il valore di mercato (o venale) del bene ablato». E tale punto di riferimento non può variare secondo la natura del bene, perché in tal modo verrebbe meno l’ancoraggio al dato della realtà postulato come necessario per pervenirealla determinazione di una giusta indennità”.
“Con ciò non si vuol negare che le aree edificabili e quelle agricole o non edificabili abbiano carattere non omogeneo. Si vuole dire che, pure in presenza di tale carattere, anche per i suoli agricoli o non edificabili sussiste l’esigenza che l’indennità si ponga «in rapporto ragionevole con il valore del bene»”.

Criterio finora applicato alle aree agricole
Come ricordato dall’Ance, “il sistema utilizzato finora per determinare l`indennita` delle aree non edificabili è quello del valore agricolo medio corrispondente al tipo di coltura in atto o a quella più redditizia nella regione agraria di appartenenza dell’area da espropriare, se compresa nel centro edificato. Tale valore è determinato ogni anno entro il 31 gennaio, dalle apposite commissioni provinciali”.

Indicazioni sul nuovo criterio
In conclusione, la Corte indica la strada che dovrebbe seguire il nuovo sistema di calcolo: “Proprio l’esigenza di effettuare una valutazione di congruità dell’indennizzo espropriativo, determinato applicando eventuali meccanismi di correzione sul valore di mercato, impone che quest’ultimo sia assunto quale termine di riferimento dal legislatore (sentenza n. 1165 del 1988), in guisa da garantire il “giusto equilibrio” tra l’interesse generale e gli imperativi della salvaguardia dei diritti fondamentali degli individui”.

Illegittimità costituzionale
La Sentenza 181/2011 infine recita: “Sulla base delle esposte considerazioni deve essere dichiarata l’illegittimità costituzionale della normativa censurata, perché in contrasto con l’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 1 del primo protocollo addizionale della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nell’interpretazione datane dalla Corte di Strasburgo, e con l’art. 42, terzo comma, Cost.”
Inoltre “deve essere dichiarata l’illegittimità costituzionale, in via consequenziale, dell’art. 40, commi 2 e 3, del d.P.R. n. 327 del 2001, recante la nuova normativa in materia di espropriazione. Detta norma, che apre la sezione dedicata alla determinazione dell’indennità nel caso di esproprio di un’area non edificabile, adotta per tale determinazione, con riguardo ai commi indicati, il criterio del valore agricolo medio corrispondente al tipo di coltura prevalente nella zona o in atto nell’area da espropriare e, quindi, contiene una disciplina che riproduce quella dichiarata in contrasto con la Costituzione dalla presente sentenza”.

Erika Mainini

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